Durante la dolorosa fase di una separazione o di un divorzio, uno dei temi più complessi e fonte di forti contrasti tra i coniugi riguarda l'assegnazione della casa familiare. Quando ci sono figli minori o non economicamente autosufficienti, il giudice attribuisce l'uso dell'immobile al genitore con cui i figli andranno a vivere, per garantire loro la continuità delle abitudini quotidiane.
Spesso, però, il conflitto si sposta sui beni collegati all'abitazione principale, come il garage, il box auto o la cantina (che in termini giuridici vengono chiamati "pertinenze", vale a dire accessori). Su questo specifico aspetto è intervenuta di recente la Corte di Cassazione (Ordinanza n. 18556/2026), dettando una regola chiara per mettere fine a questi litigi.
Il caso: la disputa sul garage di proprietà esclusiva
La vicenda giudiziaria ha preso il via dal ricorso di un coniuge, proprietario esclusivo di un box auto situato nello stesso condominio della casa familiare. Dopo la separazione, la casa era stata assegnata all'altro genitore per viverci insieme ai figli. Il proprietario del garage chiedeva però di poterne mantenere l'uso esclusivo, sostenendo che quel locale non faceva strettamente parte dell'abitazione principale e che l'altro coniuge potesse farne a meno.
La questione è così giunta davanti alla Suprema Corte per chiarire se il giudice della separazione abbia il potere di assegnare anche i locali accessori, anche se appartengono a un solo coniuge.
Cosa ha deciso la Cassazione?
I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso del proprietario, stabilendo tre punti cardine:
In sintesi, chi riceve l'assegnazione della casa per viverci con i figli ha diritto di utilizzare anche tutti i locali accessori che hanno sempre fatto parte della vita familiare quotidiana.
Profili pratici: come si gestisce la separazione?
Nelle separazioni con figli, la gestione dell'immobile e dei beni collegati richiede un'attenta pianificazione per evitare lunghi e costosi contenziosi:
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