ATTENZIONE AGLI SCREENSHOT: PER LA CORTE DI CASSAZIONE COSTITUISCONO PIENA PROVA DEI FATTI CHE RAPPRESENTANO.
La Cassazione Penale, con la recente sentenza n. 39792 del 10 dicembre 2025, ha ribadito un principio ormai consolidato nella giurisprudenza di legittimità: gli screenshot di messaggi WhatsApp, Instagram, Facebook e altri social media o pagine web costituiscono prove documentali pienamente utilizzabili nel processo penale ai sensi dell'art. 234 c.p.p.
La Corte ha chiarito che "le riproduzioni informatiche di pagine web o di messaggi, quali gli screenshot, rientrano nella categoria delle prove documentali di cui all'art. 234 cod. proc. pen. e sono pienamente utilizzabili, in quanto rappresentano fatti, persone o cose, così come qualsivoglia altro mezzo riproduttivo di immagini". L'acquisizione mediante fotografia istantanea dello schermo "si caratterizza solamente per il suo oggetto, costituito, appunto, da uno schermo sul quale siano leggibili messaggi di testo, non essendo imposto dalla legge alcun adempimento specifico per il compimento di tale attività".
Il principio trova ampia conferma nella giurisprudenza più recente, che ha esteso la piena utilizzabilità agli screenshot di conversazioni WhatsApp, messaggi Instagram e post sui social network.
Come precisato dalla Cassazione, "non essendovi alcuna differenza tra una tale fotografia e quella di qualsiasi altro oggetto", gli screenshot rappresentano la mera constatazione di un fatto storico documentato digitalmente.
La decisione conferma l'adeguamento del diritto processuale alle moderne tecnologie digitali, garantendo certezza giuridica nell'utilizzo di strumenti probatori sempre più diffusi nella prassi giudiziaria per documentare comunicazioni attraverso piattaforme di messaggistica istantanea e social media.